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Ultima novità: la biografia critica di Maurice Gendron curata da Dario De Pol!!

                  gendron disco faurè.jpg

 

  Un genio romantico 

                                                 

 

 

                                                 di   Dario De Pol 

 

 

 

Sembra strano, ma ancora oggi le qualità artistiche di Maurice Gendron risultano essere davvero poco conosciute tra il mondo dei violoncellisti italiani e mi riferisco maggiormente a quello dei giovani. L’assenza quasi assoluta delle sue incisioni nel mercato italiano, contribuisce a eclissare profondamente il mito di uno dei più grandi violoncellisti del nostro secolo.

E’ consolante almeno il fatto che l’incisione delle 6 Suites di Bach (Cd Philips 442 293-2)  riesca ancora a sopravvivere e a servire da modello chiave a tutti coloro che vogliono intraprendere questo lungo viaggio tra uno dei massimi capolavori di tutta la letteratura violoncellistica.

La prima volta che ascoltai in Cd Gendron, nella “Serenata” di Popper ( tratta dal Triplo Cd Philips 438 960-2 “The Art of Maurice Gendron”), rimasi quasi folgorato dalla purezza e dal valore inestimabile del suo suono, il più dolce che avessi mai ascoltato prima, ancor più seducente per il fatto che fosse unito ad una tecnica cristallina e ad una purezza di emissione nel registro acuto, simili o direi addirittura eguali a quelli di un violino.

Basti ascoltare come esempio eclatante, “Guitare” di Motzkovski ( Cd Philips 438 960-2), per rimanere stupiti nella seconda parte del pezzo, dove la melodia trasportata all’ottava superiore sembra davvero suonata con un violino. La nitidezza del suono è unita ad un’articolazione inpeccabbile e l’artista riesce a trasmettercela con una naturalezza e una tranquillità assoluta. Benchè il nostro artista disponga soltanto di uno Stradivari! (Stradivarius del 1710),  non riesco ancora a capire come  solo e soltanto lui sia riuscito a sviluppare questo tipo di particolare e di portarlo all’acme, all’irreale. Ascoltando ad esempio lo stesso brano eseguito da Gregor Piatigorsky notiamo subito delle differenze notevoli: la più evidente nel passaggio delle note acute, in cui Piatigorsky all’opposto di Gendron preferisce l’impiego dei suoni armonici.

L’uso dei portamenti, che in Gendron arriva ad essere quasi una filosofia, la chiave di uno stile, si accosta molto al modo di suonare di grandi violinisti come Menuhin e Heifetz, dando alle sue esecuzioni il caldo sapore di quell’epoca anni ’40-‘50 ormai lontana.

Come ha cercato di dimostrare per tutto l’arco della sua carriera Maurice Gendron, i punti di contatto del suo strumento (di dimensioni leggermente più ridotte rispetto a quelle standard) col violino sono tali e tanti che i musicisti che vi si dedicano devono risolvere i medesimi problemi di tecnica esecutiva, stabilità d’emissione, qualità ed intreccio polifonico con un’ archetto diritto che permette di mantenere la tensione del crine, esattezza, velocità, polifonia degli accordi e delle corde doppie.

Gendron è stato uno dei primi violoncellisti a suonare i Capricci di Paganini con un punteggio ed uno staccato dello stesso genere di quello dei violinisti. Egli riuscì, con l’aiuto di maestri liutai come Tomastik, a ridurre il tempo impiegato dalle corde gravi ad entrare in vibrazione, in modo da ottenere un’eguaglianza di risposta di omogeneità paragonabile nel suo registro (dal do1 a mi5) a quella del violino.

Nato a Nizza il 26 dicembre 1920 da una famiglia di musicisti, Maurice Gendron apprese il solfeggio dalla madre. Enfant prodige, egli studiò il violoncello a Cannes con Stèpahane Odèro su uno strumento “quarto” fabbricato appositamente per lui dall’età di cinque anni. Venne  presentato ad Emanuel Feuermann, (di cui conservava fotografie nella custodia dello strumento) che pronosticò un a brillante carriera e gli consigliò di andare a studiare a Parigi. Nel 1935 uscì dal conservatorio di Nizza, con un Premier Prix ottenuto nella classe di Jean Mangot.

Si reco’ allora a Parigi e venne ammesso nella classe di Gèrard Hekking, dalla quale uscì nel 1938 con un  Premier Prix conferitogli all’unanimità. Malgrado tali successi come strumentista, il giovane Gendron si trovò costretto a dover rendere nella capitale francese un gran numero di “servizi”. Lavorò nella Orchestre Symphonique de Paris, diretta dal 1929 da Pierre Monteux, frequentò i salotti alla moda, trovandosi a contatto con Cocteau, Picasso e Mauriac e guadagnandosi l’amicizia di Francis Poulenc.

Sostituendo all’ultimo momento Gaspar Cassadò nel Concerto op.104 di Dvorak, si fece notare da Willem Mengelberg, che lo accettò come direttore assistente. (Esiste un’ interessantissima incisione live del Concerto di Dvorak con Gendron e Mengelberg del 1944, pubblicata da Arcadia disco HP627.1). Da allora, Gendron studiò direzione d’orchestra con Roger Dèsormière ed Hermann Scherchen. La guerra però ostacolò gravemente la sua carriera di direttore, ed il giovane musicista tornò a dedicarsi essenzialmente al violoncello. Eseguì a Zurigo, in prima europea, il Concerto di Hindemith, di cui Piatigorsky aveva dato nel febbraio 1941 la prima assoluta con l’Orchestra Sinfonica di Boston. Suonò in coppia con Britten, che gli era stato presentato da Poulenc, e diede qualche recital con un altro pianista inglese, Peter Gallion. A partire dalla fine della guerra riprese la sua carriera di concertista al violoncello, con la prima europea del Concerto op.58 (1933-1938) di Prokofiev, più tardi convertito dall’autore nella Sinfonia Concertante op.125 (1952) sotto la spinta dell’ allora venticinquenne Mstislav Rostropovich.

Fino al 1958, egli percorse il mondo in lungo e in largo, esibendosi in duo con Dinu Lipatti e poi con Jean Françaix, e in trio con Hepzibah e Yehudi Menuhin (consiglio vivamente l’ascolto dei 2 Trii di Franz Schubert della EMI).

Nel repertorio tendeva a privilegiare i Concerti di Lalo, Schumann, Saint-Saens e le Sonate di Schubert (Arpeggione), Faurè e Debussy. Hindemith gli dedicò la propria Sonata del 1948, Francis Poulenc una Serenata, Jean Françaix delle Variazioni da concerto e una Fantasia.

Il suo grande ritorno a Parigi si ebbe, con Pablo Casals, sul podio dei Concerti Lamoureux, ove inaugurò le edizioni critiche, da lui appena condotte a termine, del Concerto in re maggiore di Haydn (Schott) e del Concerto  n.7 di Boccherini (Delrieu), unica delle poche incisioni di Maurice Gendron ancora reperibili in Italia ed edita da Philips, Cd 438 377-2  “The Best of Boccherini”.

Dal 1953 al 1970 insegnò al Conservatorio di Sarrebruck, come pure al Conservatorio di Fontainebleau, vicino alla sua abitazione. A partire dal 1967, assicurò ogni anno una master class alla Yehudi Menuhin School di Stoke d’ Abernon, presso Londra.

Nel 1970 fu nominato professore al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi. Parallelamente, egli volle riprendere l’attività di direttore d’orchestra, soprattutto sul podio della Bournemouth Sinfonietta. Per esigenze di salute fu obbligato a ridurre l’attività internazionale ed a consacrarsi essenzialmente agli allievi, francesi e no, fino alla morte avvenuta nel 1990.

Egli rimane tuttavia, insieme a Pierre Fournier e Paul Tortelier, l’esempio più seducente della maestria e dell’arte della scuola violoncellistica francese del XX secolo.

Il suo stile elegante, virtuosistico, alieno da ogni eccesso, a suo agio nei momenti confidenziali più che nei passaggi tonitruanti, propone una valida sintesi tra una tecnica strumentale adatta al repertorio romantico e moderno e le esigenze dello stile barocco, dalle Suites di Bach (di cui ha inciso nel febbraio del 1964 una versione esemplare, che mette in rilievo con grande esattezza le scelte tecniche e musicali da lui rivendicate e insegnate) fino al fluido virtuosismo richiesto dall’opera di Boccherini. Riguardo a quest’ultimo, consiglierei a chiunque l’ascolto del Concerto n.7 in si bemolle sopra menzionato poiché si tratta di una delle più monumentali incisioni di tutto il repertorio violoncellistico, tecnicamente impeccabile e contornata da una profonda sensibilità musicale. E’ inoltre un valido punto chiave per capire con esattezza il valore artistico di questo concerto, proposto per più di un secolo nella falsa versione di Grutzmacher che ha oscurato completamente tutti i valori contenuti nel brano, dall’indiavolato sviluppo del primo movimento al commovente secondo movimento (quasi una romanza!) sino ai fantastici “acuti” del terzo.

Le cadenze scritte da Gendron per questo concerto e per molti altri (edite da Delrieu), quali i concerti di Haydn, Schumann, Tchaikovsky, Honegger, ecc… risultano essere, insieme a quelle di Paul Tortelier, fra le più complete e interessanti mai scritte, equilibrate, polifoniche ed in stile.

Maurice Gendron possedeva una tecnica della mano sinistra che gli permetteva di adottare delle diteggiature simili a quelle dei violinisti, mentre la flessibilità del polso destro gli permise di sviluppare una tecnica dell’arco senza eguali, riuscendo ad ottenere così uno spiccato “alla francese” di estrema precisione e fluida continuità ritmica, basti ascoltare ad esempio Mouvement perpètuel di Jean Françaix oppure il Moto perpetuo di Fitzenaghen (Cd Philips 438 960-2).

Il sommo violoncellista francese contribuì per tutto l’arco della sua carriera ad arricchire il repertorio violoncellistico con innumerevoli trascrizioni di piccoli brani, tratti spesso dal repertorio violinistico, contornati da un’essenza di buon gusto e classe ineccepibile. Egli ne faceva un ampio uso nei recital, talvolta improntati proprio su di essi, che tra le sue mani si trasformavano in delle vere e proprie “chicche” musicali. Possiamo ad esempio citare tra le sue trascrizioni più valide, la Danza Spagnola N.1 tratta da “La  vida breve” di Manuel De Falla, Andaluza, Op.37 No.5 di Granados, i 5 pezzi di Jean Françaix ( Serenade, Rondino Staccato, Berceuse, Mouvement perpetuel e Notturno) e la celebre sua versione dell’ Introduzione e Polacca Brillante op.3 di Chopin, dove il  violoncello scambiandosi in diversi punti la propria parte con quella del pianoforte si carica di difficoltà tecniche pazzesche e il risultato che ne viene fuori è semplicemente sorprendente! (Cd Philips 438-960-2).

Celebri sono inoltre le interpretazioni dei Concerti di Saint-Saens e Lalo, quest’ultimo più del primo, forse la più valida interpretazione tra tutte. Sono da ricordare inoltre le grandiose incisioni delle Variazioni Rococò di Tchaikovsky e del Concerto op.129 di Schumann con Ernest Ansermet del 1953 (London POCL3919) e del Concerto op.104 e il Rondò di Dvorak con Bernard Haithink del 1969 (Philips 422 467-2).

Anche negli ultimi anni della sua carriera, il nostro artista mantenne sempre il suo stile, la gran classe e il suo meraviglioso suono inconfondibile.

E’ da ricordare in tal merito la magnifica incisione della Prima Sonata ed alcuni pezzi (tra cui l’Elegie e Après un Reve) di Gabriel Faurè del 1972 insieme a Shuku Iwasaki (Victor VCC-2161) e della Sonata op.65  e il Gran Duo Concertante su temi di Meyerbeer di Fryderyk Chopin con Keiko Toyama nel 1982 (Camerata 25CM-366).

Lodevole è l’interesse che Maurice Gendron dedicò per tutto l’arco della sua vita alle due Sonate di Gabriel Faurè, facendocele conoscere per tutte le loro qualità e riesumandole (insieme a Tortelier) dal buio di un’ oblio completo. La Seconda Sonata, incisa con Jean Françaix (Cd Philips 438 960-2) è un capolavoro assoluto della musica francese, con un secondo movimento, una marcia funebre scritta in anniversario per la morte di Napoleone,  che è contornata da sentimenti quali dolore, speranza e ammirazione che ci lasciano commossi e senza parole. L’interpretazione di Gendron e Françaix è magistrale, mette in risalto tutti i profondi significati nascosti in questa sensuale composizione, l’equilibrio tra le due parti è ottimo e il suono ed il vibrato del violoncello non hanno davvero nessun eguale.

Mi auguro che le incisioni di questo grande artista vengano riproposte al più presto in Italia, insieme alle altre edite soltanto in Francia e soprattutto in Giappone, dove tra l’altro egli vi incise parecchio, così che tutti possano apprezzare  veramente le immense doti artistiche e musicali di questo grande genio romantico.

Dario De Pol.

titanus3@yahoo.it

 

 

 

LE RECENSIONI DISCOGRAFICHE DI DARIO DE POL

Recensione: Disco ARION 68058     Parigi 1988

   

A due anni prima della sua scomparsa, Paul Tortelier ci lascia semplicemente senza parole con questa fantastica incisione insieme all’Ensemble Audioli. La sua padronanza tecnica ed espressiva è stupefacente, quasi irreale (considerando l’età avanzata) e la sua vitalità ci sorprende brano dopo brano,toccando in “My Music Save The Peace” un vertice di estrema vitalità ed esuberanza. La continuità interpretativa di questo illustre artista è gia palesemente delineabile nella suprema seconda incisione delle sei suites di Bach del 1986 (purtroppo poco conosciute e da tempo fuori catalogo) e prosegue due anni dopo con l’uscita di questo fantastico cd della ARION. L’incisione del 3° concerto di C.P.E. Bach (qui propostoci nella revisione di Pollain ed edito per Salabert), presenta difficoltà espressive e tecniche notevoli, data anche la trasposizione di diversi passaggi all’ottava superiore. L’interpretazione di Paul Tortelier è contornata da una sicurezza tecnica ineccepibile e dal suo grande suono di sempre, nobile e caloroso. Le numerose difficoltà tecniche sono affrontate con una tale sicurezza da lasciarci sbalorditi, come ad esempio nell’ostica e intricata esposizione del 1°movimento fatta di scale e arpeggi in posizioni scomodissime. Il vibrato e la padronanza dell’arco sono quelle del Tortelier di sempre, e sono oltre a ciò unite ad una carica e un entusiasmo uniche nel loro genere. La contabilità e il lirismo toccano il vertice nel 2° movimento (largo mesto), dove l’impasto timbrico tra i violini e il solista ci avvolgono con un’immagine sonora cosmica e infinita. Anche l’esecuzione del concerto di Vivaldi in Re, trascritto dal violino e tratto dall’estro armonico (Rev. Dandelot), è un vero e proprio capolavoro che purtroppo rimane molto spesso poco eseguito nel repertorio violinistico. Il nostro artista lo valorizza in maniera magistrale, giocando molto sulla rotondità del suono e nella cura parsimoniosa del fraseggio, con il quale riesce a trascinarci verso apici di profonda emotività, come ad esempio nell’adagio. E’ interessante notare come, sia in Vivaldi che nel celebre concerto di Boccherini in si bemolle (Rev. Grutzmacher) risulti esserci una cura notevolmente maggiore della struttura del concerto rispetto alla precedente incisione della EMI. “My Music Save The Peace” è il frutto di una personalissima e interessante professionalità compositiva, arricchita ancor di più dalla pubblicazione di meravigliose cadenze per i concerti di Boccherini, Haydn, Schumann, ecc… La continuità nel rimanere un grandissimo, che percorre tutta la vita di Paul Tortelier, è unica e questo cd risulta essere un documento chiave per comprendere in maniera chiara tale significato.

Dario De Pol.

titanus3@yahoo.it

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Ultimo aggiornamento:24 06 03